Ripartire dall’essere

Fragili. Tutti ci sentiamo fragili in questa situazione tragica, inaspettata e violenta. Tutti ci sentiamo in pericolo, in bilico, legati ai nostri simili con doppi e tripli nodi. Fragili chiusi nelle nostre case. Fragili percorrendo strade vuote. Fragili per non aver salutato i morti. Fragili per non aver assistito i malati. Fragili per non aver capito come essere utili. Adesso, tutti ci sentiamo fragili. Fragili, in attesa di tornare forti, liberi, autonomi, sani. Adesso ci sentiamo fragili e, poi, torneremo a sentirci invincibili. Noi.

Fragili. Loro sono sempre fragili. Si sentono sempre in pericolo, in bilico, legati ai loro simili con doppi e tripli nodi. Fragili chiusi dentro le loro strutture. Fragili non potendo percorrere le strade. Fragili perchè non sono utili. fragili perchè cosiderati solo e sempre malati. Fragili per non essere mai ritenuti utili. Fragili, senza l’attesa di tornare forti, liberi, autonomi, sani. Loro non torneranno a sentirsi invincibili. loro rimarranno fragili.

Loro, è un termine che racchiude mote persone; molte categorie; molte categorie; molte paure della società; molte solitudini, molti abbandoni e rifiuti, molte sofferenze. Loro, sono molte persone sole, dimenticate. loro sono le vite che la società non vede, non pensa, non ama. Si, bisogna avere l’onestà intellettuale di gridarlo: loro sono quelli che la società non ama. Perchè sono fragili. Lo sono ora e lo saranno poi.

Gli ultimi, i più piccoli di voi, i punti di domanda senza frase, gli sfortunati, i prossimi, i poverini, insomma, definiteli come volete ma rimangono sempre loro, i non amati. Potete metterci i matti, i vecchi, i drogati, gli assassini, i disabili, gli stranieri, i disoccupati, i malati. potete metterci tutti quelli che volete. Tutti quelli che non torneranno ad essere invincibili.

Mi stanno regalando molti pensieri in questi giorni.

Un pensiero a quanto siano così bravi a vivere in questa situazione. Mi spiegano che la natura umana è fragile per costituzione. Tanto più si è in grado di viverla, questa fragilità costitutiva dell’essere, tanto più si riesce a tollerare gliu urti violenti della vita. Con tutta la nostra forza, sempre canalizzata a resistere, a superare le fragilità, a sembrare forti ed invincibili, non siamo più in grado di gestire le intemperie, le tempeste, gli uragani e diveniamo cotone che nulla può contro le correnti dei venti che ci investono. loro sanno essere intemperie, tempeste, uragani e correnti dei venti. Loro mi stanno dicendo che, essere fragili ed accettarlo, gestirlo e governarlo, aiuta maggiormente a vivere. Mi dicono che la corsa all’invincibilità passa dalla strada della fragilità consapevole, accettata, vissuta.

Loro mi regalano un pensiero su quanto siano inutili molte delle cose che io credo utili per loro. Mi stanno dicendo che hanno bisogno di persone vicine. Di persone che vivono la quotidianità al loro fianco. Mi stanno dicendo che la cosa più utile, per loro, è l’essere in relazione. L’essere in contatto. L’essere umanamente vicini a qualcuno che li ama, li cura e condivide le loro fragilità. Mi stanno facendo riflettere su quanto, loro, abbiamo sete di presenza, di attenzione, di umano. Prima del fare, prima del progettare, prima del curare, prima dell’accudire, prima di tutto hanno bisogno dell’essere. Prima di ogni cosa. Essere, per loro e con loro. Mi stanno dicendo che gli basta essere con loro. Probabilmente non basta essere con loro, me ne rendo conto, ma un pensiero su quanto tendiamo a fare rispetto all’essere lo tengo. Un pensiero: essere.

Altro pensiero che mi nasce riguarda un sorriso. Un sorriso che mi nasce all’idea di quanto sia evidente la completa deriva della società. deriva sui valori, sul focus nelle scelte politiche, economiche e sociali. Deriva dei valori, dei veri obiettivi da raggiungere. Deriva del sentire comune, delle priorità, dell’individuazione di chi e cosa salverà il mondo. Una pandemia e nessuno lotta per loro, nessuno urla con la loro voce. Un disastro mondiale e le dinamiche rimangono le medesime. Un sorriso al pensiero di non sentire chi ha il potere parlare di come dovremo rimettere in fila i valori, di come non sia umanamente sopportabile contare dei numeri senza una lacrima pensando che corrispondano a persone. Nessuno che pensa di ripartire imparando dai fragili, da chi lotta ogni giorno senza il suv, la casa al mare e la carta oro. Nessuno che dica che ripartiremo con azioni che non lasceranno mai più soli i nostri nonni, che non lasceremo mai più i malati abbandonati nei corridoi degli ospedali, che non lasceremo sprovvisti di aiuto i disabili per mancanza di fondi. Nessuno che dica che ripartiremo tornando a sollecitare le persone ad aiutarsi reciprocamente. Nessuno che sostenga che ripartiremo dai cortili, dalle piazze dei paesi, dall’ascoltare i vecchi, dal difendere i bambini. Nessuno che dica che ripartiremo tutelando le donne maltrattate, i matti senza nessuno, la gente che annega nei mari. Nessuno che dica che ripartiremo rendendo possibili ospedali funzionanti, case di riposo più umane, comunità per disabili più sostenute dallo Stato. Nessuno che dica che abbiamo sbagliato le priorità e che ripartiremo migliori. Nessuno che dica quanto sarebbe importante ripartire volendosi un pò più bene.

Scrivo un ultimo pensiero qui, avrò modo poi di scriverne altri. Loro, mi hanno insegnato che le cose aperte, si chiudono. Adesso o quando si riesce ma si chiudono. Ecco, mi auguro che avremo modo di chiudere con le persone che abbiamo perso. Mi auguro che faremo come loro: chiuderemo per andare avanti. Mi auguro che non dimenticheremo di chiudere con i nostri morti. Chiudere con un saluto, un gesto, un pianto o un sorriso per come il nostro cuore vive la morte. Mi auguro che ripartiremo salutandoli, onorandoli e, in molt casi, chiedendogli scusa. Voi, gli dovrete chiedere scura, per averli scambiati per numeri, dati statistici, caduti quasi inevitabili. Si, mi auguri che ripartiremo da loro; dai nonni che non abbiamo più, dai fratelli, dalle sorelle, dai papà e dalle mamme. Mi auguro che ripartiremo tutti chiudendo con i morti ed onorandoli prendendoci cura dei vivi. Mi auguro ripartiremo tutti con la voglia di onorare i nostri nonni, i nostri fratelli, le nostre sorelle, i nostri papà e le nostre mamme prima che diventino numeri. Mi auguro ripartiremo tutti dall’essere, per loro e con loro mettendoli come priorità del nouvo mondo. Essere per e con le persone, prima che diventino numeri e dati statistici. Prima. Essere, decisamente prima.

1 commento su “Ripartire dall’essere”

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